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Madonna della Lavina
| Tradizione popolare |
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Non appena l'arciprete ebbe notizia dell'episodio, scosso e pentito, fece suonare le campane a distesa e assieme ad una gran folla di fedeli si recò a Lavina e con grande devozione fu raccolta la sacra icona. (A ricordo di questo evento si celebra nel mese di maggio in Cerami la festa dell'Incontro in cui vierne portata in processione l'icona bizantina custodita nell'Abbazia di S. Benedetto, insieme ai simulacri dell'Arcangelo Michele e San Giuseppe). L'immagine fu quindi chiamata "Santa Maria di Lavina", dal luogo del suo ritrovamento un dialetto "u lavinaru" che significa torrente per le acque che vi scorrevano e vi scorrono tutt'ora. Si dava così origine ad un titolo, non nuovo ma di certoraro almeno per il circondario, sotto il quale invocare l'ausilio della Madre di Dio. Un'altra tradizione popolare narra che la mula di un viandante, che attraversava il luogo del vecchio monastero, si sia inginocchiata sul posto dove giaceva, sotto il fango e la melma, la sacra immagine. Il contadino, stupito ed impressionato dall'atteggiamento dell'animale, chiamava a raccolta quanti lavoravano nelle vicinanze. Si cominciava a scavare e, con stupore dei presenti, si rinveniva il quadro della Madonna. Ancora oggi molti anziani del paese riferiscono il fatto che sulla sacra icona ritrovata (oggi in precario stato di conservazione ed in fase di restauro) vi era impressa l'impronta dello zoccolo del cavallo. La tradizione ci dice ancora che il ritrovamento del quadro è stato coronato da alcuni eventi miracolosi: uno dei più noti narra di un certo Giuseppe, cieco da tredici anni, che, appena sparsasi la notizia d quel che era avvenuto a Lavina, fu condotto dai parenti laggiù e, baciata la Sacra Immagine, riacquistò la vista. |






